Quando penso agli anni della mia presidenza, penso a un periodo di trasformazioni radicali.
Tredici anni possono sembrare pochi, ma nel turismo equivalgono a un’epoca intera. In quel tempo è cambiato tutto: la comunicazione, il modo di viaggiare, il modo di vendere l’ospitalità, perfino il rapporto umano con l’ospite. Eppure, accanto al cambiamento, c’è qualcosa che non dovrebbe mai essere perso.
Quando arrivai alla guida di ADAVA trovai un tessuto imprenditoriale vivace, dinamico, fatto di famiglie di albergatori storiche ma anche di nuovi imprenditori pieni di entusiasmo. C’era energia, voglia di crescere, voglia di confrontarsi. E soprattutto c’era la consapevolezza di vivere in un territorio straordinario.
La Valle d’Aosta ha tutto quello che serve per essere una destinazione unica: le montagne più alte d’Europa, una natura potente, un patrimonio culturale e umano irripetibile. Per questo ho sempre pensato al turismo come a una vera industria turistica. Un’industria che produce lavoro, ricchezza, opportunità, ma che deve farlo in modo sostenibile, rispettando il territorio e le comunità che lo abitano. Il turismo non può consumare i luoghi: deve proteggerli, mantenerli vivi, permettere alle persone di continuare a viverci.
L’ospitalità, invece, per me ha sempre significato una cosa molto semplice: accogliere. Accogliere davvero.
Far capire a chi arriva che è entrato in un luogo speciale. Trasmettere l’anima del territorio attraverso una casa, una tavola, una conversazione, un gesto. L’ospitalità non è soltanto offrire un servizio: è creare una relazione. Ed è proprio la relazione umana la grande sfida del presente.
La rete, Internet, la tecnologia hanno rivoluzionato il turismo. Hanno cambiato la vendita, la comunicazione, il racconto dei territori. Quando iniziai il mio mandato usavamo ancora i fax. Oggi tutto passa attraverso piattaforme, app, intelligenza artificiale. Sono strumenti straordinari e indispensabili. Ma non devono sostituire il rapporto umano.
Perché ciò che un ospite ricorda davvero è sentirsi accolto, riconosciuto, aspettato. Gli albergatori conoscono tutti i loro ospiti per nome, ricordano o si annotano le loro abitudini e fanno in modo di preparare la camera esattamente come gli ospiti se la aspettano. La nostra è una professione che crea relazioni autentiche, costruite negli anni.
Questo non deve andare perduto.
Durante il mio mandato la sfida più difficile fu la crisi economica del 2008. Furono anni complessi, di confronto continuo con le istituzioni, di ricerca di strumenti concreti per sostenere le imprese e il territorio. Ma furono anche anni in cui ADAVA dimostrò quanto un’associazione possa essere fondamentale quando sa restare aperta, dinamica, inclusiva. Abbiamo continuato ad allargare l’associazione a nuove forme di ospitalità, aprendoci ai cambiamenti del turismo senza chiuderci in noi stessi.
Credo che questa sia la vera forza di ADAVA: la capacità di evolversi senza perdere il senso dell’accoglienza. E questo è anche il mio augurio per il futuro. Continuare a crescere senza smettere mai di essere un luogo aperto alle persone, alle idee, ai giovani, ai nuovi modi di vivere il turismo. Perché accogliere è, prima di tutto, un modo di guardare il mondo.
Silvana Perucca, Presidente Adava (2007-2013)