“Amitié”. La continuità dell’accoglienza.

Quando ho iniziato il mio percorso in ADAVA, la Valle d’Aosta turistica era molto diversa da quella di oggi.

Gli hotel a cinque stelle erano pochissimi. Esistevano ancora tanti alberghi a una o due stelle, strutture semplici, quasi tutte a gestione familiare. Negli anni, molte di quelle realtà sono scomparse oppure si sono trasformate, seguendo l’evoluzione naturale del turismo.

Ma una cosa, fortunatamente, è rimasta: la continuità delle famiglie alberghiere valdostane. Molti hanno ampliato i propri alberghi, migliorato i servizi, costruito nuove strutture. Eppure, dietro tutto questo cambiamento, è rimasto un rapporto diretto tra chi accoglie e chi arriva.

Negli anni Novanta la clientela era soprattutto italiana e francese. La vacanza aveva ancora il significato di una pausa vera: il soggiorno sulla neve, l’estate in montagna, il tempo trascorso con la famiglia o con gli amici. Anche il turismo estivo era molto importante. L’ospitalità era più semplice.

Si lavorava tantissimo, ma in modo diverso. Bastava una buona camera, una buona cucina, un’accoglienza sincera. Oggi invece il cliente cerca un’esperienza completa: servizi, benessere, sostenibilità, attenzione ai dettagli, prodotti locali, tecnologia.

Le strutture si sono evolute insieme alle aspettative degli ospiti. Il cambiamento più grande è stato sicuramente quello della clientela. La Valle d’Aosta, da destinazione prevalentemente italiana, è diventata internazionale. E questo ha trasformato profondamente il modo di fare ospitalità.

Ma credo che ciò che renda ancora unica la nostra regione sia il fatto che molti alberghi continuino a essere gestiti da famiglie. In un mondo dove le strutture tendono ad assomigliarsi tutte, questa autenticità fa ancora la differenza.

Durante il mio mandato la sfida più importante è stata costruire una struttura organizzativa più forte per ADAVA. All’epoca l’associazione si basava sul lavoro di pochissime persone. Abbiamo iniziato ad ampliarla, a darle una forma più moderna, più presente, più rappresentativa.

Perché ADAVA deve essere questo: una voce capace di rappresentare gli albergatori valdostani e accompagnare l’evoluzione del settore.

Negli anni sono cambiate le leggi, le esigenze, i modelli turistici. Ma credo che una cosa non dovrebbe mai cambiare: il legame tra le nuove generazioni e questo mestiere.

Mi piacerebbe che i figli potessero continuare il lavoro dei genitori, ma con uno sguardo nuovo. I giovani dovrebbero partire, viaggiare, lavorare nel mondo, imparare. E poi magari tornare in Valle d’Aosta portando nuove idee.

Perché il turismo cambia continuamente e bisogna avere il coraggio di evolversi. Ma senza perdere identità. Noi valdostani dobbiamo continuare a trasmettere la nostra cultura, il nostro territorio, il nostro modo di accogliere.

C’è una parola francese che, secondo me, racconta bene l’ospitalità valdostana: “Amitié”. Amicizia. Ed è forse questa la ragione più vera per cui gli ospiti continuano a tornare.

Corrado Neyroz, Presidente Adava (1990-1996)