“Amore”. Un territorio, una voce. Per molti anni, l’albergo e la famiglia sono stati la stessa cosa.

Io sono cresciuto dentro l’albergo costruito da mio nonno nel 1925. Non esisteva una separazione tra vita privata e ospitalità. Gli ospiti restavano settimane, a volte mesi interi. Tornavano ogni anno, chiedevano sempre la stessa camera, conoscevano la famiglia, diventavano quasi amici di casa.

L’ospitalità valdostana era soprattutto relazione umana. Poi il turismo è cambiato profondamente.

L’arrivo del traforo del Monte Bianco, lo sviluppo dello sci, l’apertura dei grandi comprensori, la nascita del turismo internazionale hanno trasformato la Valle d’Aosta. Il soggiorno lungo ha lasciato spazio a un turismo più veloce, più globale, più commerciale. Sono arrivati nuovi clienti, nuovi modelli, nuove esigenze.

E insieme alla qualità dei servizi, si è un po’ persa quella dimensione personale che caratterizzava gli alberghi familiari.

Oggi molte strutture offrono standard altissimi, ma non sempre riescono a trasmettere quel senso di familiarità che una volta era naturale.

La grande forza della Valle d’Aosta, però, è sempre stata un’altra: il territorio.

Una montagna autentica, severa, diversa da altre montagne alpine più facili e addomesticate. Le nostre vallate hanno mantenuto un’identità forte e proprio questa identità, negli anni, è diventata una ricchezza turistica sempre più importante.

Negli anni Ottanta il turismo valdostano ha vissuto una fase di crescita straordinaria.

Crescevano gli impianti sciistici, arrivavano le competizioni internazionali, aumentava l’interesse per Aosta romana, si sviluppavano nuove campagne di promozione turistica. Ma soprattutto cresceva la consapevolezza politica del valore economico del turismo.

Quando diventai presidente di ADAVA, il mio obiettivo principale fu dare all’associazione un ruolo forte nei confronti delle istituzioni.

Volevo che ADAVA diventasse un interlocutore autorevole, capace di rappresentare davvero gli albergatori valdostani e di partecipare alle scelte sul futuro del turismo regionale.

In quegli anni lavorammo molto sulle leggi di finanziamento alberghiero, sui confidi, sulla promozione turistica soprattutto in forma associativa. Cominciammo a capire che il turismo non poteva più essere affrontato individualmente: bisognava lavorare insieme. Fu una trasformazione importante, perché fino ad allora molti albergatori vivevano il proprio albergo come un mondo autonomo. Invece il turismo funziona solo quando un territorio riesce a muoversi come un sistema unico. Ed è forse questa la lezione più importante che ho imparato.

L’ospitalità non è soltanto un mestiere. È un modo di vivere. È sacrificio, presenza continua, dedizione totale. Gli alberghi familiari hanno spesso chiesto moltissimo a chi li gestiva. Ma, in cambio, hanno creato relazioni umane profonde, capaci di durare una vita intera.

Per questo, se penso a una parola che racconti davvero l’ospitalità valdostana, penso ancora alla stessa. Amore.

Per il proprio lavoro, per il proprio territorio e per le persone che entrano nella tua casa.

Albert Tamietto, Presidente Adava (1981-1990)