Dumping contrattuale nel Turismo: rischi elevatissimi per le imprese che applicano contratti “pirata”

Il fenomeno del dumping contrattuale nel settore turistico-ricettivo rappresenta oggi uno dei principali fattori di rischio per le imprese, sotto il profilo economico, normativo e reputazionale. È quanto emerge con chiarezza dalla ricerca “Il dumping contrattuale nel settore turismo: quali rischi per le imprese?”, realizzata da Federalberghi in collaborazione con l’Ente bilaterale nazionale del turismo e ADAPT, l’Associazione per gli studi sul diritto del lavoro fondata dal professor Marco Biagi.

Lo studio, basato sui dati dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro del CNEL, su un’analisi approfondita della normativa vigente e sulla più recente giurisprudenza, mette in luce le gravi conseguenze legate all’applicazione di contratti collettivi stipulati da soggetti privi di reale rappresentatività, le cosiddette sigle “fantasma” o “contratti pirata”.

Secondo le risultanze della ricerca, il ricorso a tali contratti espone le imprese a rilevanti oneri economici, derivanti sia dal recupero dei contributi previdenziali non versati, sia dalle richieste di differenze retributive avanzate dai lavoratori. Per una struttura alberghiera “media”, con circa 14 dipendenti, il costo complessivo può facilmente superare i 40.000 euro annui, senza considerare gli ulteriori riflessi in termini di contenzioso e perdita di agevolazioni.

Un ulteriore elemento critico riguarda l’impossibilità di accedere a numerosi istituti contrattuali riservati ai cosiddetti “contratti leader”, ossia quelli sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Tra questi figurano, ad esempio, l’apprendistato, i contratti a termine, le forme di flessibilità dell’orario di lavoro e diversi strumenti di gestione del personale fondamentali per il settore turistico. Il CCNL Turismo sottoscritto da Federalberghi, Faita e dalle organizzazioni sindacali Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs è oggi applicato da oltre l’80% delle imprese e dei lavoratori del comparto.

Nel corso del seminario di presentazione della ricerca, svoltosi lo scorso 30 gennaio a Bologna, si sono susseguiti interventi di rappresentanti del sistema associativo, del mondo accademico, delle istituzioni e delle organizzazioni sindacali, che hanno approfondito il valore del CCNL Turismo, i profili di rischio dei contratti pirata e il ruolo dei servizi ispettivi nel contrasto al dumping contrattuale

Particolarmente netto il messaggio lanciato da Federalberghi, che invita le imprese alla massima prudenza nella scelta del contratto collettivo da applicare. Affidarsi a soggetti privi di legittimazione espone infatti a conseguenze che vanno ben oltre il presunto risparmio iniziale, traducendosi in costi elevati, incertezza giuridica e gravi danni d’immagine.

Al seminario di Bologna ha preso parte anche una delegazione valdostana, a conferma dell’attenzione che l’Associazione degli Albergatori della Valle d’Aosta riserva al tema della corretta applicazione dei contratti collettivi e alla tutela delle imprese associate. La delegazione era composta dal Vicepresidente ADAVA Davide Perrin e dal Direttore Emilio Conte, che hanno seguito i lavori e gli approfondimenti proposti dai relatori, condividendo l’esigenza di rafforzare l’informazione e la consapevolezza degli operatori sui rischi connessi al dumping contrattuale e all’utilizzo di contratti privi di rappresentatività.