“Famiglia”. Un’esigenza concreta, costruita attraverso rapporti umani.

Quando abbiamo fondato l’Associazione, negli anni Settanta, gli albergatori valdostani avevano bisogno di unirsi. C’erano problemi normativi, difficoltà legate alla prevenzione incendi, strutture che rischiavano la chiusura. Ma soprattutto mancava una voce comune.

Ricordo ancora il congresso organizzato al Palazzo regionale nel 1975: arrivarono più di centocinquanta albergatori da tutta la Valle d’Aosta. Da lì nacque ADAVA. Eravamo una generazione molto unita. Ci conoscevamo tutti. Venivamo dalle vallate, da famiglie alberghiere, molti avevano studiato insieme nelle scuole alberghiere svizzere. Non c’era rivalità: c’era la volontà di costruire qualcosa per il futuro del turismo valdostano.

L’ospitalità, allora, era profondamente familiare. Gli alberghi erano gestiti direttamente dalle famiglie e gli ospiti non venivano trattati come clienti, ma come persone di casa. Molti tornavano due o tre volte all’anno. Alcuni li sento ancora oggi, dopo quarant’anni.

La Valle d’Aosta era una destinazione diversa da quella che immaginiamo oggi. Non si veniva soltanto per lo sci. Molti turisti sceglievano Aosta come base per visitare castelli, vallate, rifugi, paesi di montagna. Cercavano la natura, il silenzio, la tranquillità. Si fermavano a lungo. C’era ancora il tempo della villeggiatura.

Anche gli alberghi erano completamente diversi.

Negli anni Settanta molte camere non avevano il bagno privato. Esistevano i bagni in comune nei corridoi, le grandi sale condivise, le sale televisione. Gli ospiti vivevano insieme, si incontravano, parlavano. Gli alberghi erano quasi delle grandi case.

Ma ciò che non è mai cambiato è il valore della familiarità. Credo che questa sia ancora oggi la vera forza dell’ospitalità valdostana. La gente cerca autenticità, relazioni umane, calore. E questa dimensione, nelle nostre strutture, esiste ancora.

Durante gli anni dell’associazione abbiamo lavorato molto per modernizzare il settore. Guardavamo al Trentino-Alto Adige, che allora era molto più avanti di noi. Là gli alberghi avevano già i bagni in camera, le piscine, una visione turistica più evoluta. Abbiamo cercato di portare anche in Valle d’Aosta nuove leggi, strumenti finanziari, sostegno alle ristrutturazioni. Gran parte del patrimonio alberghiero che esiste oggi nasce anche da quella stagione di trasformazione.

Ma il vero spirito di ADAVA è rimasto lo stesso: aiutarsi, confrontarsi, crescere insieme.

Per questo il mio augurio è che l’associazione continui a mantenere questa unità tra gli albergatori, soprattutto tra i giovani. Oggi vedo una nuova generazione preparata, curiosa, attenta all’innovazione, ma ancora profondamente legata all’idea di ospitalità come valore umano.

Perché un albergo non è soltanto una struttura. È una famiglia che accoglie.

Pericle Calgaro, Presidente Adava (1996-1998)