“Identità”. Il futuro è l’emozione.

Credo che la grande sfida del turismo valdostano sia riuscire a crescere senza perdere autenticità.

Oggi il rischio è trasformare la montagna in un prodotto qualsiasi, adattandola continuamente alle mode e ai mercati. Ma la Valle d’Aosta ha ancora qualcosa di raro: un’ospitalità a misura d’uomo, costruita da famiglie, generazioni, persone che hanno un legame reale con il territorio. Questo rapporto umano è il nostro valore più grande.

L’ospitalità non dovrebbe mai diventare una semplice operazione speculativa. Deve continuare a essere un modo per permettere alle persone di vivere la montagna, lavorare qui, costruire qui il proprio futuro. Il turismo deve essere al servizio della comunità, non il contrario.

In questi anni il cambiamento più grande è stato l’arrivo dell’informatica e delle piattaforme digitali. Booking, Internet, i voli low cost hanno accorciato le distanze e aperto la Valle d’Aosta al mondo intero. Oggi una piccola struttura di montagna può ricevere prenotazioni dalla Corea o dal Brasile nel cuore della notte. È stata una rivoluzione enorme.

Ma proprio mentre il turismo diventava globale, è cresciuto ancora di più il bisogno di autenticità.

Una volta si veniva in Valle d’Aosta per vivere la montagna in modo semplice: le passeggiate, il silenzio, il paesaggio. Oggi spesso si cercano servizi, comfort, spa, modelli internazionali. La sfida sarà riuscire ad accogliere il cambiamento senza perdere identità. Perché senza identità non esiste futuro.

La Valle d’Aosta deve continuare a raccontarsi attraverso la sua cultura, la sua lingua, la sua storia, il suo modo di accogliere. Anche le imperfezioni, a volte, fanno parte dell’autenticità. Un piccolo albergo di montagna non deve diventare una catena internazionale: deve mantenere calore umano, spontaneità, relazione.

Il momento più difficile del mio mandato è stato il Covid. È stato un tempo di incertezza totale. Nessuno sapeva cosa sarebbe successo, se avremmo aperto, se le persone avrebbero potuto viaggiare. Ma è stato anche un momento in cui l’associazione ha dimostrato la propria forza, riuscendo a dare risposte concrete agli operatori del territorio.

Oggi credo che le grandi sfide siano due: il carovita e l’intelligenza artificiale. La tecnologia potrà aiutare il nostro lavoro, ma non dovrà mai sostituire il rapporto umano. Nell’ospitalità sarà sempre la persona a fare la differenza.

Accogliere qualcuno significa molto più che offrire un servizio. Un ospite non è soltanto qualcuno che arriva e paga: è una persona che entra, per qualche giorno, nella tua casa e nel tuo territorio.

E dovrebbe andare via con un’emozione.

Filippo Gérard, Presidente Adava (2016-2022)