L’ospitalità è una forma di apertura. È qualcosa che nasce da un gesto profondamente umano: accogliere qualcuno nella propria casa, nel proprio territorio, nella propria storia. E chi sceglie questo mestiere lo fa, prima di tutto, per vocazione.
Per questo ho sempre pensato che il nostro lavoro assomigli molto a quello di un artista.
C’è una parte concreta, imprenditoriale, fatta di bilanci, organizzazione, investimenti, tecnologia. Ma esiste anche una dimensione immateriale, emotiva, quasi spirituale, che non può essere misurata. È la capacità di creare empatia, relazione, memoria. E questa parte non è mai cambiata.
Quello che invece è cambiato profondamente, negli ultimi decenni, è il modo di fare impresa turistica.
Quando iniziai la mia presidenza, la Valle d’Aosta era già una destinazione turistica forte, ma proprio in quegli anni cominciava una grande trasformazione qualitativa.
Cambiavano le competenze richieste, cresceva il livello di professionalità, la tecnologia entrava con forza dentro il nostro lavoro.
Fu il periodo in cui iniziammo a pensare all’associazione in modo nuovo.
Non soltanto come una rappresentanza sindacale, ma come uno strumento moderno, capace di creare servizi, innovazione, strumenti comuni. Durante quegli anni nacque il primo sistema di booking condiviso degli alberghi valdostani e si svilupparono i primi grandi gruppi d’acquisto per aiutare le imprese a lavorare insieme.
Perché la vera forza della Valle d’Aosta è sempre stata la comunità. La consapevolezza che, pur restando realtà indipendenti, insieme si può diventare più forti.
Il cambiamento più grande del turismo contemporaneo, però, è stato un altro: la sua democratizzazione. Viaggiare è diventato accessibile a tutti. Le compagnie low cost, Internet, le piattaforme digitali hanno aperto il mondo a milioni di persone. E questo è stato un passaggio straordinario.
Il turismo è conoscenza, crescita, confronto. È la possibilità di uscire dai propri confini e incontrare altri luoghi, altre culture, altre persone. Anche la Valle d’Aosta è cambiata. Il turista estivo di un tempo, quello della villeggiatura lunga e lenta, ha lasciato spazio a un viaggiatore più giovane, internazionale, sportivo, curioso. Oggi si viene in Valle d’Aosta per attraversarla, viverla, esplorarla.
E ciò che continua a renderla unica è la sua verticalità. Le grandi montagne che salgono verso il cielo, la forza del paesaggio, la potenza della natura. Questa identità così forte è il nostro patrimonio più prezioso. Ma accanto al territorio, esiste anche un’altra ricchezza. La capacità valdostana di accogliere. Io stesso sono arrivato qui da bambino, senza origini valdostane. Eppure questa regione mi ha accolto, mi ha fatto sentire parte di una comunità. La Valle d’Aosta ha sempre avuto questa capacità: custodire la propria identità senza chiudersi agli altri.
Ed è forse proprio questo il significato più profondo dell’ospitalità. Creare un luogo in cui le persone possano sentirsi accolte.
Per questo, se penso a una parola che racconti davvero la nostra ospitalità, penso a una parola semplice: Vallée. La valle come luogo dell’incontro, del ritorno, del ritrovarsi.
Alessandro Cavaliere, Presidente Adava (2013-2016)